Elezioni 2013: storia di neve e democrazia.

ELEZIONI: PREPARATIVI IN SEGGI ROMA

Nella domenica delle famose elezioni del 24 Febbraio 2013 a Bologna c’è il sole e la neve. La neve è quella della famosa nevicata del 23 Febbraio 2013, quando nevicò per ore ed ore ed io mi trovavo a casa di amici e insieme a loro guardavamo la neve dalla finestra di camera, e nevicava forte e incessantemente e intanto io pensavo che la mia macchina oramai doveva già essere sepolta nel suo parcheggio (a pagamento) e comunque io non potevo prenderla per tornare a casa perché non avevo le gomme termiche e dalla finestra vedevo le pande e le sacsò senza gomme termiche che slittavano e pensavo che no, io quella scena non volevo viverla. Ho aspettato un po’ (invano) che smettesse per potermi avviare con la mia macchinina (perché io non sono uno che si rassegna tanto facilmente) ma niente, copiosa e incessante era. Allora sono andato via tristemente, sotto la tormenta, e ho preso due autobus in ritardo e ho camminato un sacco a piedi e sono finalmente arrivato a casa. Poi il giorno dopo, che era il giorno delle famose elezioni del 2013, di mattina mi sono svegliato e in camera c’era la luce del giorno. Il sole che rifletteva su tutto quel bianco era quasi accecante (o acciecante, Virgh?), sembrava che avevano acceso le luci al neon. Allora ho fatto colazione e le cose del mattino, poi sono uscito e sono andato verso la scuola dove avrei dovuto votare. La neve aveva lasciato solo dei piccoli sentierini sui marciapiedi, quindi camminavamo tutti in fila indiana senza sorpassarci, e ad un certo punto la fila era diventata lunga perché davanti c’era una vecchietta lentissima e molti sbuffavano e molti la prendevano bene e fischiettavano. Sono arrivato al seggio, alla mia sezione, e subito mi hanno fatto entrare.

“Ha un cellulare che fa le foto?”

“Si”. L’avevo, essendo nel 2013. L’ho levato dalla tasca dove non andrebbe messo e l’ho poggiato sulla cattedra della maestra. Un tizio l’ha preso immediatamente e lo ha posato sul banchetto dove avrei dovuto riavere la mia carta d’identità, la tessera elettorale e dove avrei dovuto posare la matita alla fine del voto.

“Cabina 2”

“Grazie”. Ho preso la matita, ho aperto le schede e le ho guardate con la faccia di uno che ancora non sa chi! cosa! deve votare. Facevo parte della schiera degli indecisi, o meglio ero deciso fino a qualche giorno prima, poi la campagna elettorale mi aveva fatto venire dei dubbi. Berlusconi dice che ci restituisce l’Imu (e che m’importa ammè, io manco la pago l’imu), Bersani fa le battute sul giaguaro e abbraccia Nanni Moretti, Monti dice che lui è l’unico credibile, Grillo riempie Piazza San Giovanni come manco al Primo Maggio, Giannino sputtanato, Ingroia m’annoia. Vabbè, siamo qui per esprimere il nostro voto, e così sia. Richiudo le due schede colorate e torno verso il banchetto dove ti restituiscono le cose. Imbuco le schede nelle scatole e c’è là quel solito fotografo del Carlino che mi fa le foto come ai vip, chiedendomi di fermarmi mentre la scheda è mezzo dentro e mezzo fuori. Prendo il mio cellulare che fa le foto e esco.

Alla fermata dell’autobus c’è già un sacco di gente ma passano pochi autobus, colpa della neve e della domenica. I due fruttivendoli dirimpettai e concorrenti agguerriti sono aperti entrambi e c’è un bel traffico di gente, una mattina di sole e di elezioni. I vecchietti in giro sono contenti: il sole, la messa e le elezioni, cosa vogliono di più? Fischiettano felici, se le raccontano, girano sorridenti perché si sentono a posto sia con la Chiesa che con lo Stato. Arriva il mio autobus, che mi porta in una zona intermedia. Da là cammino un po’ e poi prendo il secondo autobus che mi porta a destinazione. Cammino ancora un pochino nel vialone e le macchine non rallentano sulle pozzanghere e io corro rischi inenarrabili ma dopo poco arrivo alla strada dove avevo lasciato la macchina. Per fortuna è una strada stretta, quindi non sono passati gli spazzaneve e non ho nessun muro di Berlino dietro/intorno alla macchina. Metto in moto, parto e arrivo a casa.

 Oggi è il giorno dopo, ed è il giorno in cui si sapranno i risultati delle famose elezioni del 2013. Mentana sta già scaldando i motori, sarà una lunga serata. Mia mamma ha detto che ha votato la democrazia.  

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Where is Masblog?

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Oggi sono a casa da lavoro, mi hanno dato il giorno libero perché domenica sono dovuto andare là per un emergenza (leggi: un cavo staccato, riattaccato in 4 secondi netti) e quindi pensano che ho bisogno di riposare. E così sia. Quindi sono a casa, da solo perché Sbalo è fuori e la Widmore è a lavoro. Quindi ho messo un full live concert su youtube e ora sono qui in questo posto che un tempo era la mia casa e adesso è un po’ una specie di pied a terre dove vengo ogni tanto, ma non la casa proprio, il blog dico. Un tempo venivo qui mille volte al giorno, e scrivevo le cose della gente della televisione o le cose dei miei coinquilini passati assurdi, o del film che avevo visto o del personaggio su cui mi ero imbattuto. Poi le cose sono cambiate. Un po’ la gente che avevo scoperto che veniva qui e mi aveva bloccato psicologicamente, un po’ che guardo meno televisione. Poi c’ho meno tempo! Mi sono fidanzato. Anche la Widmore ha un blog e pure lei lo sta trascurando, e questo vuol dire tutto e non vuol dire niente. Sembra che adesso le cose ci piace dircele tra di noi – tipo: la sera ci rincontriamo dopo le nostre giornate fuori e ci raccontiamo le cose; ce le raccontiamo proprio come le raccontavamo nei nostri post, e quindi poi non abbiamo voglia di ripetere tutto un’altra volta, con gli stessi dettagli e particolari, con la descrizione del minimo sopracciglio che si inarca e della più piccola sensazione che ci provoca. A volte penso che dovrei registrarmi mentre le racconto le storie, ma è complicato – e poi chi ha voglia di sbobinare? Alla Widmore piacciono i miei racconti; anche quelli di zio Felice, il vecchietto del mio paese che non aveva un occhio e mangiava solo pane secco, legumi e vino rosso riscaldato con lo zucchero, o del mio lavoro dove c’è la gente assurda. Lei dice che dovrei scrivere un libro, e ogni volta che un mio racconto le piace diciamo che quello dovrà essere un capitolo del libro. Ovviamente, appena raccontato, poi tutto scompare dalla mia testa come una bolla di sapone, quindi la vedo un’impresa impossibile da realizzare, quella del libro. Allora abbiamo pensato alla dettatura, la Widmore è una campionessa di velocità dattilografica (!!) ma già mi immagino le difficoltà, lo stress, i blocchi. Quindi niente, se volete sentire i miei racconti rivolgetevi a lei, che è ormai l’unica portatrice sana. Io giuro che proverò a tornare qui più spesso, magari con qualche altro full live concert che questo qui non mi sta piacendo, e forse anche la Widmore mi leggerà e poi avrà in suoi dettagli in esclusiva, i contenuti speciali diciamo. Poi vabbè, io questa cosa me la riprometto ogni volta. Ciao.

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La compilation della Widmore!

Attenzione: si avvisano i gentili lettori del Masblog che non voleva e non doveva essere un post sull’amore.

Un po’ di tempo fa la Widmore mi ha dato un cd da ascoltare in macchina (un bel pensiero dopo che tutti i miei cd che erano in macchina erano stati trafugati insieme all’autoradio qualche mese fa). Una sua compilation di brani random, non i suoi preferiti ma proprio random, da ascoltare quando siamo in viaggio sulla nostra bella utilitaria ammaccata. L’abbiamo svezzata (la compilation dico) il giorno di un viaggio a Ravenna – dove andavamo a mangiare cose buone – e da allora, alternandosi solo con un’altra compilation fatta dall’amica americana della Widmore, sta sempre nel lettore (quello scarsissimo trovato in cantina del mio amico e messo là dopo il furto dell’autoradio bellina). E lo ascoltiamo e canticchiamo.

Allora, signore e signori, ecco a voi: la compilation della Widmore!

Track 1: Tutto l’universo obbedisce all’amore – F. Battiato ft. C.Consoli
Si, inizia così, con l’assessore regionale e la cantantessa. Io questa canzone non la conoscevo, anche se conosco un sacco di cose sia di Franco che di Carmen, ma questa non l’avevo mai sentita. Gnurant! E ascolto dopo ascolto sono diventato quasi dipendente, anche a causa del cablaggio sbagliato della mia nuova vecchia autoradio, ché ogni volta che spengo la macchina e poi la riaccendo il cd riparte dall’inizio. Adesso sono nella fase discendente della parabola della voglia di ascoltarlo. Bellissima canzone, comunque.

Track 2: Blunotte – C.Consoli
Qui c’è un errore tecnico perché questa canzone si sente con un volume mooolto più basso rispetto alla prima e alla terza, quindi a volte mi scoccio di tirar su il volume (perché non è a manopola ma col tasto che devi premere 30 volte per alzare un po’ il volume), altre volte la ascoltiamo e un po’ ci intristiamo oppure usiamo quel tempo per distrarci e farci le classiche domande epocali, ma il più delle volte mi scoccio e allora vado direttamente alla traccia successiva (così devi premere solo una volta sull’autoradio! E non 30!) .

Track 3: La cura – F. Battiato
Vabbé, siamo tornati a Battiato, col grande classico che va alla grande nei profili Facebook delle brufolose che sbandierano il loro lato intellettuale coi link su youtube delle canzoni di Franco (a proposito, se riesco a capire come si fa ad incorporare i video nell’articolo su WordPress metto pure io i link ai video di questa playlist! Update: non ho voglia). Un po’ questa canzone direi anche basta. Bella eh, ma a ‘na certa…

Track 4:  Voglio vederti danzare – F. Battiato
Questa mi piace sempre, mi piace cantarla e sbagliare le parole assurde del testo, e migliorare e non sbagliare più. Poi ha una musica allegra e puoi fare i virtuosismi quelli semplici, quelli del primo anno della scuola di canto tipo, l’abc del virtuosismo. Battiato è sempre nell’abc delle cose. Poi il finale con gli archi…

Track 5: Acqua azzurra, acqua chiara – L. Battisti
Io qui la Widmore non l’ho capita, ok che Battisti autore ti piace, bravo anche Battisti eh, ma io sento le trombette dell’inizio e già sto skippando (per quelli meno ggiovani: “passando alla traccia successiva della playlist”) che è:

Track 6: La descrizione di un attimo – Tiromancino (video cult)
Un po’ come il latte con le cozze, però si ascolta volentieri. Mi piaceva, mi piace ancora e mi piace che piaccia alla Widmore. Ma, complice anche la vicinanza con le trombette del pezzo precedente, spesso e volentieri pure qua si skippa.

Track 7: Ederlezi – una tizia greca di cui non ricordo il nome quindi no video.
Questa canzone ci ricorda Ginevra Di Marco, a cui siamo un pochino affezionati entrambi, perché con lei abbiamo fatto due concerti bellissimi e i suoi ultimi cd li abbiamo ascoltati e imparati per bene, e sono canzoni che hanno addosso un bel carico di ricordi di cose belle che io e la Widmore abbiamo fatto in due, anche prima di innamorarci. Questa è la versione cantata da una tizia forse greca. Ma spesso la skippiamo, perché sappiamo cosa viene dopo (ehm, ma non dopo subito, dopo dopo).

Track 8: canzone sconosciuta di un cantante spagnolo
Qui non lo so cosa le è successo (alla Widmore), proprio non me lo spiego. Perché lo avrà fatto?! Un tizio spagnolo (ah no, è guatemalteco!) canta una canzone malinconicomelodica in lingua spagnola. Imparata anche questa volente o nolente, aaaacompagnameee!!!

Track 9: Norvegian Wood – The Beatles
Da qui in avanti il cd prende davvero una bella piega. Si parte con questo bel pezzaaccio e poi via di seguito per un totale di ben quattro pezzi della band di Ringo Starr (eccheca**o! cosa vi aspettavate?). Per mesi e mesi abbiamo ascoltato sempre e solo loro quando eravamo nella nostra utilitaria ammaccata. Sempre. Tutto (solo gli album studio).

Track 10: Sergent pepper’s lonely hearts club band – The Beatles
Dall’album preferito dalla Widmore.

Track 11: With a little help from my friends – The Beatles
Beh, dopo Sergent Pepper ci va par fôrza quest’altra. Al workshop di Istanbul l’abbiamo cantata in versione corale (NdM).

Track 12: Lucy in the sky with diamonds – The Beatles
Per finire la quaterna beatlesiana, questa va rigorosamente cantata facendo i cori, ma stando l’ottava sopra. Tecnicismi.

Track 13: Romeo & Juliet – Dire Straits
Questa canzone è bella. Sarebbe ideale ascoltarla con gli occhi chiusi dall’inizio alla fine, e ti immagini tutta una storia, scene da film, paesaggi, lui e lei, le corse sui prati di collina in primavera col sole o tra i vicoli di una metropoli sotto la pioggia d’inverno, l’amore che vince su tutto, cose così. (ovviamente i due della storia immaginata non sono Romeo e Giulietta ma io e la Widmore, ça va sans dire).

Track 14: Hyperballad – Björk
Qui il vero tocco di classe, la cosa che non ti aspetti, la pennellata che cambia il senso totale del quadro (non che questo quadro abbia un senso così definito). Bella canzone di una cantante che ci piace ad entrambi, bella pensata, anche se chissà se le era mai successo di finire nella medesima compilation in cui è presente Acqua azzurra acqua chiara.

Track 15: Joga – Björk
A causa dei tragitti corti e del ca**o di cablaggio sbagliato dell’autoradio che ricomincia sempre da capo non si arriva mai a questo punto, ma anche se non la conosco bene so quanto mi piace; e soprattutto mi ricorda lo stupendo video di Gondry, genio. Brava Widmore!

Track 16: Is it any wonder – Keane
Track 17: un’altra di Keane.
Qui non ci arriviamo praticamente mai. Povero Keane.

Poi la compilation finisce. Alla fine la Widmore è stata molto brava, devo dire, e io dietro ad ogni pezzo ci vedo l’ammore. Tiè.

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Il megadirettore e la gattamorta.

Oggi dove lavoro io è arrivato il capo, ma non il capo quello di qua della sede piccola, ma proprio il capo dei capi, dalla sede centrale. Il megadirettoregalattico, per intenderci. Questo è un signore che di solito non si vede mai, perché lui comanda dall’alto, ma spesso si sente nominare, e quindi tu ti fai un’immagine di lui come di un mostro che al solo pensiero che ti si possa avvicinare veramente veramente nella vita reale tremi dalla paura. E vabbè oggi lui è qui, e io ci ho interagito senza riportare nessun danno nè fisico nè morale. Gli ho portato un caffè. Io di lavoro non faccio quello che porta i caffè, però vabbè, questi sono particolari insignificanti. E poi ho ricevuto in consegna il suo preziosissimo zainetto nero – si, zainetto, non valigetta ventiquattrore che più si addirebbe (grazie grammatica italiana…) alla sua potenza megagalattica. Sarei curioso di sbriciare all’interno per vedere cosa tiene nel suo zainetto un boss, ma non oso nemmeno accostarmi-ci-vi (mi è venuta in mente Ambra col suo zainetto ai tempi d’oro di Non è la rai…). Comunque sembra che del suo arrivo qui si sapesse già, altrimenti – dispiace dirlo ma è così – non si spiega il look della mia semi-capa. Mò vi parlo della mia semi-capa. Vi dico subito che questa è una persona con cui ho a che fare, mio malgrado, da quasi un decennio (!!), quindi ogni cosa che ora affermerò su di lei è giustificata da conoscenza ed esperienza. Allora, questa qui è una di quelle che ti fanno la bella faccia davanti, tipo migliore amica ma poi, appena volti l’angolo, zac! Non si sa vestire, zero gusto estetico, non si cura granché se non in occasione di visite di capi o gente con un minimo di potere in più di lei, ha i capelli come una scopa di paglia, cammina come un calciatore a cui hanno appena dato un calcio ai coglioni, è sempre malaticcia e senza voce, sorride solo quando sta giocando a sparlare degli altri, si lamenta sempre di tutto e non le va mai bene niente, adora cercare beghe per poi scaricarle agli altri. E’ una che non si capisce come ha fatto ad arrivare in quella posizione di semi-capa (si capisce…. si capisce…) però comunque sta là a comandare ed è fiera di farlo. E vabbè comunque questa qui, ogni volta che viene qualcuno dalla sede centrale dell’azienda, arriva a lavoro coi capelli piastrati (solitamente sembrano canapa da idraulico) e i tacchi alti su cui non sa camminare, ovviamente. Ma oggi che c’è il capo dei capi ho assistito a vere e proprie scene di gattamortaggine pura: risatine, mano di lei appoggiata ingiustificatamente sull’avambraccio di lui, faccette,  movimenti di lingua studiatissimi e innaturali, improvvisa ricomparsa della voce e altrettanto improvviso sprint di finta professionalità e voglia di dimostrare produttività. Ecco, ora mi è venuto The schifo, vado a vomitare dentro lo zainetto nero.

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Riassunto di questa estate.

L’estate sta finendo, dicevano quelli là che una volta sono andato a vedere dal vivo in una libreria di Bruxelles, da quella mia amica. Si, sta finendo, ci sono rimaste le briciole. L’estate degli anticicloni coi nomi scemi, del caldo assurdo a casa con le tapparelle abbassate e il ventilatore sempre a manetta, della gita al fiume che ormai è tradizione e bisogna farla tutti gli anni, della Croazia in bassa stagione che è bella e costa poco, dei mille impegni del coro che adesso c’ha preso gusto a fare i tour, della Sardegna rigenerante, il cibo di casa, il silenzio di casa, poi Istanbul, dove sicuramente torneremo perché l’abbiamo solo assaggiata, e noi vogliamo fare il pasto completo. L’estate tra poco finisce e arriva l’autunno che comunque non è male, ché anche lui c’ha il suo perché, a Bologna l’autunno è bello quasi quanto la primavera. E’ stata una bella estate, in fin dei conti, anche se non l’ho capita molto bene.

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Le albe agostane di Bologna


Si avvicina il momento della partenza verso l‘isola delle vacanze, e puntuale come un orologio svizzero arriva il problemino alla mia auto. Aria condizionata kaput in seguito ad un intervento di ricarica acquistato con un offertona imperdibile. Eh vabbè – il meccanico vicino casa ha diagnosticato la rottura del tubo di bassa pressione, che nuovo costerebbe 90 euri, e la mia macchina ne vale pochi di più, direi. Solo che senza aria condizionata è un po’ tragica in questa città rovente e soprattutto in vista di un viaggio lungo lungo che porterà me e la Widmore sull’isola delle vacanze. Quindi si studiano soluzioni alternative: riparazione del tubo. Si, ma come? Il signore che aggiusta i trattori facendo miracoli se ne potrebbe anche occupare, ma è pessimista sulla resa – quindi taglia corto e dice che “no”. Quell’altro che saldava tubi adesso non li salda più, quell’altro ancora siamo in agosto quindi è in ferie. Incoraggio il meccanico a provarci lui in qualche modo, esprimo la mia disperazione, tiro fuori parole a caso tipo “pasta rossa” e lui me le boccia ma poi, stremato, mi dice di lasciargli la macchina fino a domani così tenterà col sempreverde rimedio delle fascette. Lo ringrazio e vado via.

Stamattina dovevo andare a lavoro prestissimo, e essendo senza auto per i motivi di cui sopra, sono andato alla fermata dell’autobus direzione centro. Ovviamente mentre stavo arrivando alla fermata è passato il mio autobus, quello che avevo deciso di prendere guardando gli orari la sera prima, ma nonostante mi sia sbracciato non aveva voglia di aspettare quei tre secondi tre che mi servivano per arrivare a prenderlo. Allora avrei dovuto aspettare altri 15 minuti, che in Agosto gli autobus vanno in ferie pure loro, e mi sono seduto sul gradino di un negozio. Il pakistano che vende la frutta mi ha detto ciao mentre tirava su la serranda, c’era l’aria frescolina del mattino e accanto a me solo gente sbadigliante e ammutolita. Poi è arrivato il camion che svuota le campane dei rifiuti di vetro.

Ecco, un lavoro che io non potrei fare è quello di svuotatore delle campane del vetro. Sembra troppo difficile. Praticamente c’è questo tizio che al mattino prestissimo si sveglia, va al deposito, prende il camion con gru e inizia il suo giro. Poi accosta vicino alla campana del vetro, sale sul tetto del camion dove c’è una sedietta coi comandi della gru, gira la gru verso la campana e con dei ganci la solleva e la porta sopra il cassone del camion. Una volta là, non chiedetemi come faccia comunque la campana si apre da sotto e scende tutto il vetro dentro il cassone, e dopo il tizio maneggia il joystick della gru e la scuote un pò e ricomincia la discesa. Questa operazione sembra difficoltosissima, soprattutto quando devi riposizionarla in uno spazio molto ristretto, tipo tra un cassonetto e un’AUDI, perché non è che la campana scende dritta e ferma, bensì balla pericolosamente e chissà che da un momento all’altro non si riapra da sotto sfasciando l’auto parcheggiata. Per fortuna non è successo.

Comunque io e tutti i mattinieri della fermata stavamo guardando questa interessante scena quando è arrivato il nostro autobus direzione Piazza Maggiore, Bologna. Gli autisti degli autobus delle albe agostane bolognesi vanno abbastanza spediti, quindi siamo arrivati in Piazza Maggiore in pochi minuti, e là dovevo aspettare UN ALTRO autobus, e la mia location per aspettarlo questa volta era un marciapiede. Tra me e me pensavo che il centro di Bologna nelle mattine agostane è affascinante, provare per credere. Salgo sul secondo bus e assisto alla scena di una signora di mezza età che aiuta una vecchina a scendere. L’autobus è quasi vuoto, solo gente fasciata, infermiere e operatrici socio sanitarie. Mi siedo, e la signora che ha appena aiutato la vecchina a scendere si prende tutti gli sguardi di positività degli altri passeggeri (tranne il mio, obviously) facendo un’espressione come a dire “Io sono una donna generosa e altruista, e aiuto le vecchine a scendere dagli autobus“. Poi si siede e comincia a dire a raffica che quella vecchina sarebbe meglio che stesse a casina sua, che se poi si rompe il femore son dolori, che non ci fa niente in centro da sola, che dovrebbe stare a casa sua tranquilla e serena a fare il ragù oppure in una casa di riposo, che adesso ce ne sono di molto belle ed attrezzate dove sei curato, pulito e mangiato e ci sono gli spazi aperti e puoi fare all’uncinetto.

Io in quel momento pensavo che tutti quei commenti non mi piacevano, poi ho pensato che mi sa che non vorrei invecchiare in una città. Poi ero arrivato e sono sceso.

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Buonanotte Londra.

Questi sono giorni da divano. Complice il caldo assurdo che sta imperversando in questa città, e soprattutto le Olimpiadi di Londra, sto passando i miei pomeriggi addivanato a guardare gente che fatica, che nuota, si tuffa, spara, rema, salta, si appende a una sbarra. Ovviamente io non ho Sky, quindi la mia tv è perennemente sintonizzata sul canale 2 del digitale terrestre, il telecomando è sotto chiave e non si cambia canale nemmeno durante i break pubblicitari con gli spot orribili di AldoGiovannieGiacomo (la Widmore, che è sempre gentile, dice che sono incomprensibili – come darle torto… – le ho spiegato che non è un problema di lingua o umorismo tipico, non li capisco nemmeno io) o “Sono una marionetta iaiaò“. Non ho mai guardato Raidue per così tanto tempo consecutivamente. Tipo dalle 16 alle 23, in media. Gli inviati Rai a Londra fanno una gran tenerezza; stanno là a sperare di fare la loro telecronaca in pace, invece poi arriva sempre qualcosa di più importante e allora gli levano la linea, e poi gliela ridanno e si sente il cronista che dice “Ma quanto devo tenerla?“, poi saluta gli ascoltatori e presenta i collaboratori, passano trenta secondi e deve ridare la linea ad un altro sport. Povera Rai, la storia della televisione schiacciata dal colosso giovane e forte (e straniero). Il culmine è sempre “Buonanotte Londra”, comunque. Ieri un’inviata dallo studio-topaia (ma i cavi elettrici dietro il divano degli ospiti??) era collegata via Skype, tipo, in diretta dal ristorante in cui i deludenti schermidori stavano tranquillamente consumando il loro pasto. Ha acciuffato Cassarà, lo ha fatto alzare e andare a favore di smartphone e gli ha fatto delle domande sulla sua (opaca) prestazione: lo spadaccino stava rispondendo quando è improvvisamente arrivato un ometto corpulento – con il pass di Sky appeso al collo – che lo ha portato via in malo modo. Momenti di imbarazzo in ristorante e silenzio agghiacciante nello studio-bettola. Povera Rai, io sono dalla tua parte, comunque.

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