Ieri sera a Bologna è arrivata la neve, quella fine ma costante. Poi nel corso della notte è diventata grossa, e stamattina ci sono oltre trenta centimetri di neve sulle strade – ho passato mezzora a cercare di liberare la mia macchina ma poi non sono comunque riuscito a tirarla fuori dal parcheggio quindi, affranto e innevato, sono andato a prendere l’autobus. Eravamo tipo in mille in un autobus che conterrebbe 60 persone al massimo, ad ogni fermata venivo schiacciato dalle porte che mi spingevano verso una vecchia signora dall’accento slavo. Poi sono arrivato a lavoro, sospirando sia per l’incubo finito che per quello che stava per iniziare, ovvero la giornata lavorativa. Ve l’avevo già detto che questo posto di lavoro mi fa schifo e vorrei cambiarlo? …ma di ‘sti tempi non si ha nemmeno il diritto di dirlo, che il lavoro fa schifo…
Comunque tutto questo discorso sulla neve non c’entra niente con quello di cui volevo parlare. Volevo raccontarvi della prova del coro di ieri sera. Prima c’è un antefatto: il coro sta cercando casa; è da un po’ di tempo che stiamo testando nuovi spazi che potrebbero diventare la nostra prossima sede delle prove. Per adesso non abbiamo deciso niente. Ieri abbiamo fatto la prova in una specie di cineforum, nella zona della città in cui abitavo fino a qualche tempo fa. Bellino il posto, ma un po’ lontano dal centro, e dalle case di molti coristi. Infatti mi aspettavo che, a causa della distanza e soprattutto della neve in arrivo, saremmo stati in pochissimi alla prova; invece dai, non è andata così male; il corista, se ha voglia di cantare, queste piccole difficoltà le supera.
E quindi eravamo là a fare la prova in questo cineforum, e quindi uno pensa subito a soffitti alti e acustica secca. Invece no, l’acustica non era male; anche il maestro – che ne sa – l’ha detto. Ma io qui non volevo parlare nemmeno dell’acustica ché non è un argomento così interessante. Volevo dire che mi sembra un periodo positivo per il coro, chiaramente prescindendo dal discorso-sede. Parlo di atmosfera alle prove, e di musica. Mi sembra che è un periodo in cui siamo più ricettivi, in cui il maestro non deve impazzire e ripeterci la parte mille volte e poi la cantiamo noi e stecchiamo e sbagliamo le note e il ritmo e le dinamiche. Secondo me il merito è delle nuove canzoni che stiamo imparando: è chiaro che il coro le ama, altrimenti non si spiega. Io dico che secondo me il coro le ama con la certezza che, almeno io, le amo – ma secondo me anche gli altri, chè io le vedo le contraltesse felici quando cantano An Irish Blessing, e pure i soprani quando sfoggiano i loro acuti in Locus Iste. Poi i tenori. Noi tenori sembriamo rinati, con i pezzi nuovi. Pure quello serbo. A noi tenori piace quando dobbiamo farci sentire nelle canzoni, ci piace quando il maestro ci guarda e fa quel movimento col braccio sinistro che significa “Dai, spaccate!”, ci piace quando poi subito dopo ci sorride perché abbiamo fatto come voleva. Anche ieri sera ci ha fatto sia il gesto che il sorriso, poi ci ha fatto mischiare. Nel senso che non stavamo più divisi per sezione. Quando ci fa mischiare è divertente, perché vai vicino ai coristi che di solito sono distanti da te, ed è anche stimolante perché non hai l’appoggio dei tuoi compagni di sezione in caso di insicurezze varie. Io di solito vado tra i soprani o i contralti, invece ieri sono andato tra due bassi. Mi sa che cantare tra i bassi è più difficile che farlo tra le voci femminili, perché i bassi hanno la voce simile alla mia e quindi è più facile confondermi. Sono teorie mie queste, eh. Comunque ieri cantavo tra due bassi, e mi sentivo quasi un solista per quanto la mia parte era diversa dalla loro, però mi sentivo ancora più responsabilizzato a cantare bene e non sbagliare le note. E le canzoni che abbiamo cantato erano tutte belle: quella francese, quella islandese che canta anche Bjork, quella di Vacchi. Poi c’era anche un mini-pubblico che seguiva le prove dalla balconata del cineforum, e alla fine ci siamo girati verso di loro e abbiamo cantato l’ultima canzone, dedicandogliela. E’ stato bello.




Mentre io sono qui nella Grande Mela, in Italia succede di tutto, tipo che Berlusconi cade ma forse no, aspetta ancora un po’ di tempo, dopo il ddl stabilità dice, ché le promesse fatte all’Europa vanno mantenute, e c’é